Feeds:
Articoli
Commenti

Archivio per maggio 2011

Il comizio fuori dai denti del leader del Sel non è piaciuto al neo sindaco: “Gli voglio bene, ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare”.

Nichi stai zitto. Firmato Pisapia. Il comizio di Vendola ieri in piazza del Duomo è stato troppo. Troppo tutto. Troppo di sinistra, troppo vendoliano, troppo revanscista. Troppo sincero? Forse sì. Se ne sono accorti tutti, immediatamente, persino uno sbigottito Enrico Mentana che in diretta si è posto un interrogativo: “Ma se il leader del Sel avesse fatto questo comizio prima del voto Pisapia avrebbe vinto lo stesso?”. E oggi se ne è accorto anche lui, il neo sindaco di Milano. Poche righe, una frase buttata lì con leggerezza ma che pesa come un macigno: “A Nichi Vendola voglio bene. Ma quando va in una città che non conosce dovrebbe ascoltare più che parlare”. Che è un po’ come dire: sono mesi che cerco di togliermi di dosso la patina dell’estremista e poi arrivi tu e mi rovini tutto. Ventiquattro ore dopo la scorpacciata di strette di mano e pacche sulle spalle a sinistra hanno già iniziato a bastonarsi.

La corsa da Bari a Milano per attaccare il cappello sulla vittoria milanese concionando dal palco di Pisapia: “E ora tocca a palazzo Chigi”. Vendola, agitato e scalmanato, ha gettato la maschera e ha spiegato ai cittadini come sarà la Milano dei prossimi cinque anni: tutto quello che Pisapia aveva cercato di nascondere sotto il tappeto. Dall’”Italia migliore” – che è ovviamente quella che lo vota -, ai fratelli rom e mussulmani da abbracciare davanti agli elettori del centrodestra, da Borghezio che non può andare in tv alla Gelmini che non può fare il ministro. C’è tutto il repertorio del vendolianesimo: dagli abbracci, alla multietnicità, dagli attacchi al maschilismo alla difesa di nomadi e immigrati. Un eden di buoni sentimenti a cui fa da contrappeso la rabbia con cui viene, con abbondanza di aggettivi e avverbi, descritta l’Italia delle tenebre, quella dei berlusconiani ovviamente. Nel partito dei pacifisti è già scoppiata la guerra.

(IlGiornale.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

«Anni luce distanti da destra e sinistra: quegli ideali non esistono più. C’era da aspettarselo, ma non così forte»

MILANO – «In Italia qualcosa è cambiato». Lo ammette anche Gigi Buffon – che non ha mai nascosto le sue simpatie per la destra – dopo i ballottaggi alle amministrative. Per il capitano della nazionale si è trattato «di un voto di protesta, perché l’italiano non ne può più», ha detto il portiere della Juventus durante la conferenza stampa nel ritiro degli azzurri, che venerdì a Modena incontreranno l’Estonia in una partita valida per le qualificazioni agli Europei 2012. «È come se il cittadino si fosse scocciato di quello che c’era prima. È una situazione politica diversa dalla tradizione», ha aggiunto Buffon. «Siamo anni luce distanti dal concetto di destra e di sinistra. Quegli ideali non esistono più. Un risultato così c’era da aspettarselo, ma così forte non me lo sarei aspettato».

GIGI E LA POLITICA – Non è la prima volta che il portierone parla di politica. Il 9 ottobre 2009 in un’intervista a Juvemania.it aveva affermato: «Noi giocatori viviamo nella società e non in una campana, leggiamo e conosciamo i problemi, ma confidiamo nella bravura dei nostri politici che devono garantire a giovani e anziani una vita migliore. Quando poi farò politica spero che la gente da me si aspetti questo. Ma non succederà mai». Anche secondo il ct della Nazionale, Cesare Prandelli, Buffon quando smetterà con il calcio potrebbe fare il politico: «Penso che ne avrebbe la personalità», aveva affermato lo scorso novembre.

(Corriere.it)

Read Full Post »

Per coprire la voragine nel bilancio regionale (quasi cento milioni di euro), Vendola mette mano agli stipendi dei pugliesi rincarando l’Irpef dello 0,5 per cento. L’assessore al Bilancio: “Non c’era altra soluzione che azionare la leva dell’addizionale”. Settimana scorsa il presagio di Tremonti: “Con la sinistra al potere state attenti ai vostri stipendi”. E ora i milanesi temono lo stesso trattamento.

Bari - Ecco il buon governo targato Nichi Vendola: un buco nel bilancio della Regione Puglia obbliga la Giunta a mettere le mani nelle tasche dei pugliesi. “Purtroppo non abbiamo nessuna possibilità di coprire questa cifra con ulteriori risorse del bilancio autonomo – spiega l’assessore regionale pugliese al Bilancio, Michele Pelillo – non c’era altra soluzione che azionare la leva dell’addizionale Irpef”. Una manovrina che porterà un rincaro dello 0,5 per cento e che non fa presagire niente di buono per i Comuni che, in questa tornata elettorale, sono finiti nelle mani della sinistra.

D’altra parte il ministro dell’Economia Giulio Tremonti lo aveva detto. “Pisapia metterà le mani sul vostro stipendio”. Un avvertimento che oggi suona come una tetra premonizione. E lo spauracchio arriva dalla Puglia dove la Regione ha deciso di modulare l’addizionale Irpef applicando lo 0,3% per i contribuenti con reddito fino a 28mila euro e lo 0,5% per coloro che hanno reddito superiore. “La decisione – viene spiegato dall’assessore al Bilancio – serve a recuperare 93,6 milioni di euro calcolati in più rispetto al reale gettito fiscale della Regione Puglia”.  Una manovrina che mira a trovare tutte le coperture nel 2011, anche se lo sbilancio riguarda tre annualità. “Nonostante sia stato preso atto – spiega Pelillo – che la Regione Puglia ha coperto con la manovra di previsione il disavanzo per il 2010, non abbiamo nessuna possibilità di coprire questa cifra con ulteriori risorse del bilancio autonomo e, quindi, non c’era altra soluzione che azionare la leva dell’addizionale Irpef”.

Non più tardi di settimana scorsa Tremonti aveva avvertito gli elettori mettendo in chiaro i rischi connessi ad avere la sinistra al potere. “Noi – aveva spiegato il titolare del dicastero di via XX Settembre – puntiamo a far tornare Milano il centro della finanza come la City londinese”. Ma per raggiungere questo obiettivo, era il ragionamento di Tremonti, ci vuole anche una forte attività di promozione e “ci vogliono persone che ci credano e che preferiscano questa attività ad altre pur dignitose come i centri sociali”. Se fino a ieri sul capoluogo lombardo non erano mai state applicate addizionali, Tremonti è sicuro che in futuro “arriveranno a pioggia le addizionali”. Se infatti il governatore pugliese è il maestro del nuovo inquilino di Palazzo Marino, i milanesi possono attendersi altrettanto: più tasse per tutti.

(IlGiornale.it)

Read Full Post »

Il comico non festeggia la vittoria: “Ecco l’Italia dove vince il Sistema”. E accusa il Pd che vince coi candidati degli altri: “Presenti nuove facce per non essere travolto”. Ma nulla cambierà…

Roma – Beppe Grillo non festeggia la vittoria dei candidati del centrosinistra alle amministrative, anzi con un post dal titolo: L’Italia di Pisapippa, prende le distanze dai neosindaci che hanno sconfitto i candidati di centrodestra. “Ha vinto il ‘sistema’ – afferma l’animatore del Movimento 5 Stelle – quello che ti fa scendere in piazza perchè hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui. Che trasforma gli elettori in tifosi contenti che finalmente ha vinto la sinistra o alternativamente, ha vinto la destra”.

Grillo punzecchia i democratici “Qualcuno ha detto al Pdmenoelle che è facile vincere con i candidati degli altri – accusa apertamente il comico genovese – già, ma chi sono gli altri? Pisapia avvocato di De Benedetti; Fassino deputato a Roma e sindaco a Torino che vuole la militarizzazione della val di Susa”. Secondo Grillo, è questo “sistema” ad aver liquidato Berlusconi: “Ora deve presentare nuove facce per non essere travolto. Se sono vecchie, le fa passare per nuove. Se sono nuove le fagocita con la tessera di partito e ruoli di rappresentanza”. Grillo concede però una possibilità: “Se Pisapia fermerà almeno la costruzione mostruosa dell’Expo 2015 insieme a quella di City Life, chiuderà gli inceneritori, taglierà del 75% gli stipendi dei consiglieri comunali, mi ricrederò. Pensate che lo farà?”.

Accuse tutto campo Grillo continua nel suo j’accuse: “A leggere i giornali sembra che il MoVimento 5 Stelle sia stato cancellato dalla politica, spazzato via dal nuovo che avanza. Ha vinto il Pdmenoelle, lo stesso che ha garantito per 18 anni a Berlusconi ‘una vita che non è mai tardi’ che ha permesso lo scudo fiscale, votato l’indulto, che non ha reso possibile l’accorpamento tra elezioni amministrative e referendum, che ha regalato tre frequenze nazionali pubbliche a Berlusconi chiedendo in cambio solo l’uno per cento del fatturato, che non ha fatto la legge sul conflitto di interessi quando era al governo e neppure ha modificato la legge porcata di Calderoli”. Mazzate anche per Confindustria, che “cerca nuove vie per mantenere i suoi parassiti. La Confindustria, insieme ai partiti, farà di tutto per far fallire i referendum che gli sotrarrebbero la gestione dell’acqua per sempre” e “dei referendum – conclude Grillo – non parla più nessuno. Tutti in piazza a festeggiare. Tutto cambia perchè nulla cambi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure”.

(IlGiornale.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Il Pd non può esultare per una vittoria che non c’è: a Milano vince la sinistra estrema, a Napoli l’Idv. Nichi passa all’incasso e vuole le primarie: l’intento è scalzare Bersani dalla leadership.

Milano – Mentre il leader piddì Pier Luigi Bersani ghignava con rassicurante esaltazione per l’ottima prestazione dei democratici, il governatore della Pugli Nichi Vendola attraversava di gran carriera l’Italia per far sventolare la sua bandiera sulla vittoria di Giuliano Pisapia ai ballottaggi milanesi. Ora il numero uno del Sel vuole le elezioni subito: mandare a casa il governo Berlusconi, schiacciare Bersani alle primarie e incassare la leadership del centrosinistra. E gli altri? O si accodano, come già fatto alle amministrative appena concluse, oppure rischiano il tracollo. Svanisce così ilo sogno di Walter Veltroni di un partito svincolato dagli estremisti e si torna – inesorabilmente – all’Unione del sempre più compianto Romano Prodi.

Non ha fatto a tempo ad arrivare in piazza del Duomo, in quel bagno di bandiere e palloncini arancioni, che al fianco di Pisapia si è subito materializzato Vendola. “Milano è libera”, hanno gridato. Tra la folla la gente intonava Bella ciao e l’Internazionale. Tra la folla le bandiere rosse con la falce e martello. Dal palco, invece, il governatore della Puglia ha urlato ipunti programmatici del suo programma: “I rom e i musulmani sono nostri fratelli, adesso sono i benvenuti in questa città”. E giù applausi scroscianti. Ma il disegno di Vendola non si ferma alla conquista di Palazzo Marino. Aver colpito quella Milano del fare che, come dice Ezio Mauro su Repubblica, è “la capitale spirituale e materiale del berlusconismo”, è solo il primo passo. Il vero obiettivo è la guida di una imponente coalizione di centrosinistra che metta insieme tutte le forze anti Cav. Intervistato dalle principali testate nazionali, Vendola ha infatti speigato che dopo il voto amministrativo bisogna puntare alle “elezioni politiche anticipate”. “Prima possibile, subito”, con l’alleanza che ha vinto le amministrative e che è nata dalle primarie.

Per il governatore pugliese, il risultato dei ballottaggi è “una grande prova di disubbidienza civile, morale, di popolo. Un terremoto che chiude definitivamente il ciclo del berlusconismo. Fermamente convinto che il presidente del Consiglio non possa resistere ancora a lungo, Vendola ha spiegato che il centrosinistra deve “immediatamente dare continuità a questo sommovimento, non disperdendo neanche un grammo dell’energia che si è prodotta”. Poi, col pensiero rivolto a Bersani, ha ribattuto un refrain a lui molto caro: “Il cambiamento va colto subito, aprendo il Cantiere dell’alternativa senza lasciarsi affascinare da giochi di palazzo”.

Il famoso “cantiere alternativo” che ha in mente Vendola passa per le primarie che dovrebbero scegliere la guida del futuro centrosinistra. Una guida che non è scontato vada nelle mani di Bersani: “Non alziamo steccati ideologici e mettiamoci a discutere insieme su come liberarci definitivamente di Berlusconi”. A Vendola  è sin troppo chiaro che il successo non è certo maturato su un’onda moderata. Il risultato del Terzo Polo si è rivelato a dir poco Respingendo duramente l’idea rilanciata da Bersani di un governo di transizione per rifare la legge elettorale, Vendola vuole battere il ferro finché è caldo e tesaurizzare la vittoria di Milano. “Non è il momento di cercare sponde con la Lega o con Tremonti – ha avvertito il leader del Sel – si può vincere anche il referendum, il quorum è alla nostra portata”. E poi? “Subito dopo, le primarie”. E infine le politiche.

Mentre il Manifesto e l’Unità trionfano per l’avanzata comunista nel Paese, Repubblica sembra (quasi) non accorgersi della disfatta democratica. Davanti ala caduta del Pdl, quella del Pd appare più risibile. Tanto che Mauro parla di un Pd che “sta dimostrando di essere una struttura servente della democrazia repubblicana, perno dell’opposizione e di ogni alternativa”, mentre “il suo leader prende forza ad ogni passaggio”. In realtà, il risultato emerso dai ballottaggi non rafforza affattola leadership di Bersani. Anzi, fa fare un passo avanti ai due partiti che lo tengono in scacco. L’Idv di Di pietro da una parte, il Sel di Vendola dall’altra. Ed entrambi chiedono a gran voce un centroisinistra che sia più sinistra e un taglio netto con il Terzo polo che renderebbe l’alleanza un po’ troppo moderata.

Così, mentre Bersani finge di non vedere l’opa che Di Pietro e Vendola hanno lanciato sul Pd, il Terzo polo finge di non vedere il magro risultato elettorale che ha portato a casa. In questo scenario desolante, le forze più moderate lasciano spazio alle frange più estremiste della coalizione. Sulla cresta di quest’onda a Vendola potrebbe anche riuscire di scalzare Bersani che, in questi giorni, ha veramente poco di cui ridere.

(IlGiornale.it)

Read Full Post »

Dopo la vittoria di Pisapia, ieri sera, una settantina di giovani dei centri sociali hanno assediato l’ex vice sindaco. Immediato l’intervento delle forze dell’ordine che disperdono i manifestanti. De Corato: “L’era Pisapia inizia con la caccia all’uomo, iniziamo bene”. Il neo sindaco prende le distanze: “Non lasceremo che i teppisti ci rovinino la festa”. In realtà, i “teppisti” non sono altro che quelle frange della sinistra estrema che l’hanno votato e gli hanno permesso di vincere.

Milano – La vittoria di Giuliano Pisapia si macchia subito di un’ombra che lascia l’amaro in bocca e allontana il bagno di folla sotto le guglie del Duomo. Ieri sera, subito dopo aver festeggiato in piazza, una settantina di giovani appartenenti ai centri sociali milanesi sono andati sotto casa del vicesindaco uscente Riccardo De Corato per scandire cori contro il vice di Letizia Moratti e mostrare striscioni al suo indirizzo. Fumogeni e petardi: una caccia all’uomo che non riappacifica i due schieramenti ma che rischia di incancrenire lo scontro.

L’assedio sotto casa di De Corato “De Corato disoccupato”. I giovani hanno acceso alcuni fumogeni e fatto esplodere qualche petardo: “DE Corato non ci mancherai”. Sul posto sono intervenute diverse camionette di carabinieri e agenti della Digos. Subito dopo il loro intervento il gruppo di ragazzi si è allontanato. Non sono state fatte scritte sui muri e non c’è stato alcun contatto con le forze dell’ordine. Pisapia temendo che fosse successo qualcosa di più grave dal palco aveva detto, al termine del suo discorso: “Mi riferiscono di problemi sotto casa del vicesindaco, non lasceremo che i teppisti ci rovinino la festa”. In realtà a mettere in scena la caccia all’uomo non sono stati dei semplici teppisti, ma quelle frange antagoniste che hanno sostenuto il neosindaco. “L’era Pisapia inizia con la caccia all’uomo – ha commentato De Corato – iniziamo bene”.

(IlGiornale.it)

Read Full Post »

La fatidica pagina 27 del programma, da sola racchiude tre concetti chiave del Pisapia-pensiero.  «Riteniamo ad esempio che la realizzazione di un grande centro di cultura islamica che comprenda, oltre alla moschea, spazi di incontro e aggregazione possa essere non solo l’esercizio di un diritto ma anche una grande opportunità culturale per Milano».

Proseguendo nella lettura di pagina 27, si scopre che anche nei confronti dei rom «è possibile fare passi avanti». Come? Per il problema della casa si può guardare ad esempio «alle esperienze di autocostruzione». Si riferisce probabilmente al caso delle villette abusive, ampiamente fotografate dalla polizia locale durante la giunta Moratti. Che solo nel 2010 ha sgomberato 152 campi nomadi irregolari, quasi uno ogni due giorni, e smantellato 28 abitazioni abusive segnalando i responsabili alla Procura. Terzo punto: «Sgravare i vigili da tutti i compiti di pubblica sicurezza».

Stop alle indagini nei quartieri cinesi o alle operazioni anti-contraffazione, torneranno solo a dirigere il traffico con la paletta, come ai bei vecchi tempi. Buona la 27, ma prima di andare al voto il programma è tutto da sfogliare. Insegna che «ci sono quartieri in cui si sono concentrate politiche fondamentalmente securitarie e repressive» e che «a furia di etichettare un quartiere o una periferia come luogo pericoloso e insicuro, lo si trasforma in ghetto, in una trappola da cui è difficile per chiunque uscire». Dunque «la prima cosa da fare, per dare subito un segno di cambiamento, è la revoca delle ordinanze inutili e dannose per il clima nei quartieri e per le attività economiche». Il sindaco del Pdl a fine 2008 ne ha firmate ben sei, c’era ad esempio quella contro l’acquisto di sostanze stupefacenti, la prostituzione in strada, l’abuso di alcol e specialmente tra i giovani.

Il centrosinistra presterà molta attenzione agli stranieri, e poiché Milano «deve essere una città in cui i diritti fondamentali (lavoro, salute, istruzione, libertà di culto, sicurezza) siano patrimonio di tutti gli abitanti, qualunque sia il loro luogo di partenza» il primo segnale per farli sentire veramente a casa sarà «coinvolgerli nelle decisioni politiche, riconoscendo il diritto di voto. Per i referendum e le altre consultazioni comunali, può essere introdotto con una semplice modifica dello Statuto». Pisapia, supportato dal leader di Sinistra e libertà Nichi Vendola, vuole costruire «una società più giusta e a misura di tutti» con «parità dei diritti e doveri per tutte le comunità affettive».

Verrà «riconosciuta la pluralità delle forme di comunione di vita, con l’impegno dell’amministrazione a promuovere la parità e contrastando ogni discriminazione in tutti i settori dell’attività del Comune». Garantisce che «il Comune intende istituire il registro delle unioni civili». In pillole, i milanesi che intendono votare il 29 e 30 maggio Pisapia devono annotare da pagina 13 che per migliorare l’aria sarà introdotto «un pedaggio di congestione» ma non si sa a che prezzo, mentre pagina 18 anticipa «l’aggiornamento del catasto delle proprietà immobiliari». E capovolgerà il Piano di governo del territorio appena votato dal centrodestra. In compenso (pagina 32) le biblioteche diventeranno dei «veri e propri rifugi anti-noia, aperti anche di sera e nei weekend».

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Con la prima dichiarazione da sindaco l’ex magistrato De Magistris si esalta: “Abbiamo salvato la città”. Peccato, al potere c’erano i suoi alleati.

Napoli liberata? Ma da chi? Il nuovo sindaco De Magistris sceglie la prima dichiarazione nell’archivio storico dello sbarco di Salerno: ullalà, arrivano i nostri, la dittatura è finita, finalmente torna la democrazia in città, le truppe dell’oppressione si ritirano sconfitte. Perfetto: ma le truppe dell’oppressione chi erano? Quelle della Iervolino? O quelle di Bassolino? Sono vent’anni che la sinistra governa ininterrottamente la città. Se questa è una liberazione, beh, è stata innanzitutto una liberazione dal Pd.
Per carità: il Pdl ha preso una batosta storica e dovrà pure interrogarsi sulle sue gravissime mancanze. Non riuscire a vincere in una città che è stata amministrata dalla Iervolino è come non riuscire a battere a braccio di ferro un uomo su cui è passato un caterpillar. Bisogna impegnarsi a fondo e con grinta per riuscire a fare una simile figura da peracottari. Però, ecco, se la sconfitta è del Pdl, non altrettanto evidente è la vittoria del Pd. Anzi, «la città resta in mano al centrosinistra», gongola la Iervolino. Ma come? La città non è stata appena liberata?
La verità è che in Campania hanno perso sia il Pdl, sia il Pd, sia, soprattutto, la politica. Un napoletano su due ha scelto di non andare a votare. E quelli che sono andati a votare hanno scelto di appoggiare non i candidati degli schieramenti principali, ma un rappresentante dell’anticasta, un ex magistrato dalle cause perse, un masaniello dalle manette facili e dal pensiero debole che non rappresenta nessuna cultura politica, nessun radicamento ideale, ma fa da collettore di tutti malumori locali e nazionali. Malumori che, in tempo di crisi e di indignados, hanno ben ragione di esistere, sia chiaro. Ma bastano per governare?
Per il momento non importa. Avanti, si fa festa, si suonano i tamburi in piazza Plebiscito. Vedrete che, per un po’, il grande vento dell’entusiasmo coprirà tutto e tutti. Un film cui abbiamo già assistito ai tempi del cosiddetto Rinascimento di Bassolino. Ricordate quante celebrazioni? La delinquenza? Sparita. I bassi? Sanati. La miseria? Arricchita. La camorra espulsa. E i morti ammazzati? Incidenti sul percorso del riscatto. La gente spara? È in segno di festa. La gente spara ancora? La festa è proprio grande. Grazie a De Magistris la legalità trionferà, l’immondizia sparirà e Hamsik resterà a giocare al San Paolo. Anche la camorra, per dire, dov’è finita? Dicevano che controllava tutte le elezioni. Dicevano che non si poteva vincere a Napoli senza il suo appoggio. Invece De Magistris ha trionfato. E la camorra, fateci caso, non c’è già più. Nessuno ne parla nelle dichiarazioni post voto.
Ma si capisce: appena vince la sinistra le grandi emergenze finiscono. Non c’è più il pericolo della camorra, non c’è più l’attentato alla Costituzione, non c’è più la dittatura che mortifica la democrazia. Strana dittatura, no? Si va alle urne, si vota, c’è chi vince e c’è chi perde. Però se vince democraticamente la destra si grida al regime. Se vince democraticamente la sinistra, invece, si grida alla liberazione. Ma liberazione de che? Qui a Napoli governavano la Iervolino e Bassolino, se mai c’è stato un regime e un malaffare era il loro. E ognuno sceglie di farsi liberare da chi crede, anche se non può non apparire strano un Paese in cui si sventolano le manette come simbolo di libertà…

ppure il nuovo miracolo partenopeo, il sangue del San Gigi delle manette che si scioglie e dà il via alla festa di piazza, ha un pregio: rende ancora più evidente la duplice sconfitta. Quella del Pdl, certo, ma anche quella del Pd. Il partito di Bersani, infatti, per vincere ha dovuto rinunciare a se stesso, rinnegare il suo passato e nascondere le sue magagne e le sue vergogne dietro il lembo di una toga. E adesso ha capito che davanti a sé a solo due strade, in tutto il Paese: o rinunciare di nuovo a vincere o rinunciare per sempre a se stesso. Affidandosi a un masaniello, a un Pisapia, a qualche estremista rosso. O a un giudice liberatore (nel senso che ci libera dal Pd).

(IlGiornale.it)

Read Full Post »

Il leader del sel in piazza del Duomo per festeggiare la vittoria di Pisapia: “Questo è un avviso di sfratto al premier”. E poi: “Quando penso che la Gelmini è ministro sto male”.

Vendola marcia su Milano. Nemmeno un’ora dopo il risultato definitivo che attribuisce la poltrona di Palazzo Marino a Giuliano Pisapia, il presidente di Sinistra ecologia e libertà arriva a Milano per appendere il cappello e la faccia sulla vittoria di Giuliano Pisapia. E per lanciare il suo messaggio: siamo partiti da Milano per liberare l’Italia dal berlusconismo.

Un Vendola sicuramente emozionato, ma anche agitato e scomposto rilascia dichiarazioni ai giornalisti e poi arringa la folla arancione in piazza del Duomo. Vendola gongola e mostra il volto della vittoria moderata: “Oggi cambia tutto”. “È doloroso – ha continuato -, vivere in un Paese in cui improvvisamente appare Borghezio, poi torni a casa e ti ricordi che Gelmini fa il ministro. Però ti accorgi che oggi è cambiato tutto, che l’ipocrisia degli affaristi è stata battuta dalla mitezza di Pisapia. Sono venuto da Bari per abbracciare voi e tutti i pugliesi di Milano”. Il clima è da Liberazione e Vendola lo cavalca: “Una vittoria imponente, travolgente, un avviso di sfratto per chi occupa Palazzo Chigi. Ora mi aspetto le elezioni anticipate, perchè finisca un incubo”. E poi, in preda all’emozione, svela il progetto per la Milano del futuro: “Ora abbracciamo i fratelli rom e musulmani”.

Un comizio che anche Enrico Mentana (non certo berlusconiano), in collegamento dagli studi del tg di La7, stigmatizza con ironia: “E’ una fortuna per Pisapia che Vendola abbia fatto questo comizio solo dopo la sua elezione”. Appunto. Se il buongiorno si vede dal mattino…

(IlGiornale.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

La Radio leghista apre la trasmissione dedicata ai commenti sui ballottaggi con la canzone comunista: “Aggiorniamo la scelta musicale in base al sentimento popolare”, commenta il conduttore.

Mentre vengono trasmessi i primi intention poll sui ballottaggi di Milano e di Napoli, Radio Padania Libera ha aperto una trasmissione per il commento alle votazioni con una canzone insolita: “Bandiera Rossa”. “Non siamo su Radio Popolare o Radio Leoncavallo – ha affermato scherzando il conduttore – ma su Radio Padania. Aggiorniamo la scelta musicale in base al sentimento popolare”. Insomma, una ironia realistica quella della radio leghista.

E sempre dalla stessa area politica giunge un tentativo di smarcamento dall’operato di Berlusconi e del Pdl. “È una sconfitta molto pesante, e il grande sconfitto è il premier”. Leonardo Boriani, direttore de “La Padania”, ha commentato così a Sky Tg24 i primi intention poll, che vedono perdenti sia Letizia Moratti a Milano che Gianni Lettieri a Napoli. A suo giudizio quella di Napoli è “una sorpresa” e ora serve “una grande riflessione”, ma “non c’è dubbio che il grande sconfitto è Berlusconi”.

(IlGiornale.it)

Read Full Post »

Older Posts »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 33 follower