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Archivio per ottobre 2011

Frasi shock al congresso del Partito comunista di Diliberto.

Ci sono voluti diciott’anni, ma alla fine lo hanno ammesso: nei confronti di Silvio Berlusconi e della politica non tutta la magistratura è imparziale. A dirlo è uno dei procuratori simbolo della sinistra, Antonio Ingroia, leader dell’antimafia siciliana, l’accusatore, tanto per intenderci, di Marcello Dell’Utri. Citiamo testualmente: «Un magistrato deve essere imparziale ma sa da che parte stare. Io confesso di non sentirmi del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano». Parole terribili, per di più pronunciate in una assise politica, il congresso del Partito comunista di Diliberto. L’outing di Ingroia permette finalmente di rileggere, e riscrivere, la recente storia dei rapporti tra politica e giustizia: pm di parte hanno tentato di abbattere Silvio Berlusconi e la sua maggioranza perché si sono auto investiti di una missione con radici divine che travalica i loro compiti, cioè decidere chi e come ci deve governare al di là delle leggi e del responso elettorale. Partigiani di sinistra che si sono scagliati contro il centrodestra per liberare il Paese da un nemico di classe.

Ingroia andrebbe allontanato dalla magistratura, da subito. L’ammissione rende incredibile ogni suo atto futuro, qualsiasi cittadino elettore del centrodestra che capitasse in una sua inchiesta potrebbe e dovrebbe ricusarlo per dichiarata imparzialità. Ma tutto il suo lavoro passato andrebbe rivisto alla luce di questa ammissione, a partire dall’accanimento che ha portato alla condanna a sette anni in secondo grado di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Per non parlare dei pentiti da lui scagliati contro Berlusconi con effetti giudiziari nulli ma mediaticamente devastanti.

Ingroia è dunque stato un magistrato che si rifiuta di essere «esecutore materiale di leggi ingiuste», come ha detto ieri. Chi decide se una legge è giusta? Lui? E perché non io. Oggi è legittimo chiedersi quanti sono stati e sono i magistrati nelle condizioni di Ingroia. Quante sono state le inchieste politiche, quante le sentenze viziate da una visione privatistica della giustizia? E con che coperture nella filiera che detta la legge? Altre domande. Il Consiglio superiore della magistratura era al corrente dell’esistenza di una P2 al proprio interno? Qualcuno può escludere che anche la Corte Costituzionale sia affetta dallo stesso virus? Che cosa ne pensa e che cosa intende fare il Capo dello Stato di fronte a una simile ammissione? Per ora c’è soltanto una risposta certa: ci sono arbitri che fanno anche i giocatori. E Gianfranco Fini non è più l’unico.

(ilgiornale.it)

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“Uso politico della giustizia, inerzia della procura milanese” e “pervicace  volontà accusatoria”. Queste le frasi del premier che avrebbero diffamato Alfredo Robledo, contitolare del fascicolo penale a carico del Cavaliere nel processo Mills.

Milano – Il processo Mills sembra infinito. Ora nelle pieghe delle cause legali si infila anche il pm Alfredo Robledo che era contitolare del fascicolo penale a carico di Silvio Berlusconi per corruzione in atti d’ufficio. Infatti Robledo ha citato il premier davanti al tribunale di Brescia chiedendoli 500 mila euro per delle dichiarazioni che il Cavaliere fece nel 2006 sull’inchiesta Mills.

Secondo Robledo in quell’occasione Berlusconi parlò di “inerzia” della procura milanese, di “pervicace volontà accusatoria” e di “uso politico della giustizia“. Fino ad ora la causa fra il procuratore aggiunto Robledo e Berlusconi, istruita davanti al giudice del tribunale di Brescia Adriano De Lellis, ha visto la costituzione in giudizio del premier, alla quale i legali del premier hanno rsiposto con un’ eccezione fondata sull articolo 68 della Costituzione. L’articolo infatti prevede il diritto dei parlamentari a non essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nell’esercizio delle proprie funzioni.

Per saperne di più puoi visualizzare i seguenti articoli:

L’incredibile storia del fantomatico Processo Mills

Il consulente che scagiona Silvio: “Non ha mai versato soldi a Mills”.

Processo Mills, i giudici le provano tutte. Tagliati una decina di testimoni per arrivare prima a sentenza.

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Da gennaio l’Elefantino sarà in onda il giovedì in prima serata sulla seconda rete. “E’ stata un’ispirazione, ho preso la cattedra di Enzo Biagi e ora il trono di Michele Santoro”.

Giuliano Ferrara è sportivo: “Che c’è? Sono impegnato. Ci sentiamo più tardi”. Richiama: “Volete sapere del mio nuovo programma? Bene, potete pure scrivere che sono cornuto, ma vi voglio dare una notizia”. Calma, prego: “Una mattina sfogliavo un giornale, leggevo gli ascolti di Rai 2 e di Gianluigi Paragone, stanco di manifestazioni, petizioni, appelli e un’ispirazione mi ha travolto”.

Che fare in quei momenti di vorace estrosità? Ferrara accende una sigaretta, prende la tastiera e scrive al direttore generale Rai: “Cara Lorenza…”. Non c’è bisogno nemmeno di arrivare al punto perché Lorenza Lei, entusiasta per l’offerta, ordina uomini, scalette, studi. E annuncia in Vigilanza: “A gennaio avremo un sostituto di Annozero su Rai 2”, tanto per far dimenticare il disastro di Star Academy e la scomparsa di milioni di euro in pubblicità.

Il direttore del Foglio ha spedito la lettera senza ricevuta di ritorno, ma avrà quel che chiede: “Non conosco l’esito. Non posso sapere i progetti di viale Mazzini”. Però, quel pezzo di palinsesto che fu di Santoro è un trofeo incustodito: “Ascolta con attenzione, mi spiace che il tono di voce sul giornale valga zero, ma senti il mio gusto: prima eredito la cattedra di Enzo Biagi, adesso il trono di Michele Santoro …”. Puntini sospensivi.

Manca soltanto Daniele Luttazzi e poi, ironia berlusconiana, l’editto di Sofia è completo. E Qui Radio Londra? “Ah, non ci rinuncio”. Anche se l’espatrio di Ferrara è un cerotto per fermare l’emorragia di ascolti su Rai 1: il monologo quotidiano è fiacco, il contratto triennale è intoccabile, meglio provare altrove. L’ex ministro di B. è pronto a infiltrarsi nel ciclone campagna elettorale, c’è persino il titolo: “Eccolo: L’esame. Perché vorrei che ci sia un confronto di opinioni, io non sono per la verità estrapolata come il molare dal dentista, io non sono la voce del popolo. Vorrei qualcosa di veloce e dinamico: pochi filmati, due mie interviste a due personaggi diversi, un gruppo di persone che giudica e consente al sondaggista Nando Pagnoncelli di fare le sue statistiche”.

Reduce dal balletto di piazza Farnese contro Nicolas Sarkozy, splendido il giro di valzer con Daniela Santanchè, l’ex comunista Ferrara è sempre fedele al Cavaliere. Rientra in quel gruppetto di giornalisti di destra che, senza chiedere permessi, può decidere quando e come lavorare per il servizio pubblico. Poi, il resto è protocollo. Stupida burocrazia. Lorenza Lei, arguta, detta tempi e modi: sede di via Teulada (la più centrale), periodo gennaio-giugno (si vota, magari), massima discrezione (l’operazione vale la riconferma). Per motivi intellettuali o politici, Ferrara è un fenomeno del genere: sarà l’unico giornalista che, fallito un esperimento di cinque minuti, viene promosso in prima serata per due ore. Il direttore è sincero: “Non mi aspetto cifre esplosive di share, vorrei concedere ai telespettatori due ore di sana e pacata riflessione”. Sana, vedremo. Pacata, chissà. Per l’azienda i numeri Auditel sono una categoria dello spirito, poco importa se un giorno Mediaset vince: non si litiga fra parenti.

(ilfattoquotidiano.it)

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Accanto al fantoccio un volantino firmato da una fantomatica ‘Brigata artistica’ e intitolato
‘Artentato’. La Digos non esclude alcuna ipotesi e sta esaminando i video delle telecamere.

Giallo in Galleria Vittorio Emanuele, il salotto buono di Milano a due passi dal Duomo, dove poco prima delle 18.30 i vigili urbani hanno trovato un manichino vestito di tutto punto con le fattezze del premier Silvio Berlusconi, con macchie di vernice rossa a simulare il sangue e una bandiera tricolore. Il manichino aveva un volantino attaccato, firmato da una fantomatica ‘Brigata artistica’ e intitolato ‘Artentato’.

Il volantino, ora nelle mani della polizia locale e della Digos, conterrebbe alcune accuse specifiche al premier in ordine alla crisi economica. I vigili hanno subito coperto il manichino per non attirare l’attenzione dei passanti. Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle telecamere dei negozi in Galleria.

(repubblica.it)

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I pm di Roma hanno chiesto al gip di archiviare l’inchiesta che vedeva indagati per abuso d’ufficio Silvio Berlusconi, Mauro Masi e Giancarlo Innocenzi sulle presunte pessioni per la chiusura di Annozero.

Vi ricordate tutto il clamore per la chiusura del pulpito televisivo del telepredicatore più chic della sinistra catodica? Lacrime, grida e piedi battuti. E la caccia al colpevole che, ovviamente, non poteva che essere lui: Silvio Berlusconi. Colpevole di avere telefonato a Masi per lamentarsi dei comizi (questi d’odio, più che d’amore) di Santoro. Così la procura di Trani aprì un’inchiesta per abuso d’ufficio. L’ipotesi era che il Cav avesse fatto pressioni su Mauro Masi, allora direttore generale della Rai, e Giancarlo Innocenzi, ex commissario dell’Agcom, per far sospendere Annozero dal palinsesto del secondo canale Rai.
Oggi la procura di Roma, che aveva ereditato per competenza editoriale il fascicolo dai colleghi pugliesi, ha chiesto al gip di archiviare l’inchiesta. I pm romani avevano ipotizzato a carico del solo Berlusconi, nella veste di premier, i reati di minaccia a un corpo amministrativo dello Stato e di concussione e a quel punto il faldone era passato tribunale dei ministri. Ma il trbunale si era dichiarato incompetente perché il Cavaliere telefonava ai vertici della Rai e dell’Agcom non nelle vesti di Presidente del Consiglio.  Caso archiviato e nuova contestazione da parte dei pm. Questa volta per abuso d’ufficio.

Le indagini sono continuate e i magistrati di piazzale Clodio hanno ritenuto di non poter contestare l’abuso d’ufficio sulla base delle sole telefonate che il premier aveva fatto per lamentarsi del programma di Michele Santoro. Così i pm hanno chiesto al gip di archiviare il caso.

Conversazioni private che, per altro, non hanno sortito nessun effetto. Visto che Annozero non è stato sospeso da viale Mazzini, ma interrotto con un divorzio consensuale firmato dalla Rai e da Michele Santoro. Termina così, nella aule del tribunale, la lunga querelle. E Santoro ora a chi darà la colpa del trasloco (ben pagato) dagli studi della Rai?

(ilgiornale.it)

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Il governatore è citato come testimone in una causa intententata da cinque persone affette da tumore che protestano per l’assenza in provincia di Lecce di una Pet-tac. Non si presenta in Aula per legittimo impedimento, ma solo pochi mesi fa attaccava il Cav.

“Il sovrano non è sopra la legge ma è la legge sopra la testa del sovrano. Legibus solutus è un concetto medievale. Il legittimo impedimento è una delle 36 leggi ad personam che ha fatto il governo Berlusconi”. Parola di Nichi Vendola, solo qualche mese fa. E poi che fa? Lo usa. Proprio ieri il presidente della Regione Puglia, citato come testimone in una causa intententata da cinque persone affette da tumore che protestano per l’assenza in provincia di Lecce di una Pet-tac, non si èpresentato all’udienza davanti al giudice di pace Luigi Piro per “legittimo impedimento”.

Se lo usa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è una “legge ad personam”, è una “sconfitta per la democrazia”, ma se a usare il legittimo impedimento è Nichi Vendola la faccenda va vista sotto un altro aspetto: sarà stato sicuramente oberato di lavoro, avrà avuto impegni importantissimi che l’hanno tenuto lontano dal tribunale del capoluogo salentino. Tuttavia, il giudice ha deciso che il leader del Sel dovrà, inderogabilmente, presentarsi in Tribunale il prossimo 23 novembre.

Le persone malate, assistite dall’avvocato Massimo Todisco (responsabile dell’ufficio legale dell’associazione del Codacons), hanno chiesto alla Regione un risarcimento danni per alcune migliaia di euro. Sono, infatti, convinte di aver subito una violazione al diritto alla salute. Il governatore pugliese è stato citato come testimone nel procedimento civile contro la Regione dai malati che si sono visti costretti a sborsare somme ingenti per poter sostenere l’esame della Pet-Tac all’interno di studi privato. A questo punto toccherà a Vendola spiegare per quale motivo, a ridosso dei mesi di gennaio e settembre 2011, non era attiva neppure una tac pubblica a Lecce nonostante la Giunta regionale avesse previsto almeno un macchinario pubblico per ogni bacino d’utenza superiore ai 750mila abitanti. Un provvedimento che è statop disatteso nella provincia di Lecce, dove gli abitanti sono oltre 810mila. La regione Puglia si è subito costituita con la propria avvocatura sostenendo che non ci fossero fondi da stanziare per l’acquisto del macchinario pubblico. Una tesi che, però, non è condivisa dall’accusa dal momento che per gli investimenti nella sanità devono essere usati i fondi statali.

Senza entrare nel merito in una storia di ordinaria malasanità, colpisce come Vendola faccia uso di quel “cavillo” ad personam tanto rinfacciato al Cavaliere. Secondo rumors, l’assenza del leader del Sel dall’aula del tribunale di Lecce andrebbe attribuita alla sua partecipazione alla puntata di Ballarò di martedì sera. Tuttavia, sembra che ieri mattina Vendola avesse un appuntamento alla sede capitolina della Regione Puglia. Al di là dell’impegno che lo ha tenuto lontano dal tribunale salentino, resta il fatto che Vendola a fatto ricorso al tanto bistrattato legittimo impedimento.

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Il presidente della Rai risponde a una domanda del capogruppo Pdl Butti. E ammette: “I lanci del telegiornale della terza rete non sono sempre equilibrati”. Sul telegiornale di RaiUno: “Con il direttore non parliamo da due anni”. Berlinguer: “Sono stupefatta”. Rizzo Nervo: “Presidente frainteso”.

ROMA - “Esiste un problema Tg3, lo ammetto…”. Lo ha detto il presidente della Rai Paolo Garimberti durante l’audizione di oggi pomeriggio, insieme al direttore generale Lorenza Lei, in commissione di Vigilanza.
E’ stato il capogruppo del Pdl Alessio Butti a ‘provocare’ la risposta di Garimberti, chiedendogli se “abbia notato o meno la faziosità del Tg3: “Non pretendiamo condizionamenti ma Garimberti esprima un giudizio sul Tg3. C’è o no un problema pluralismo anche lì, oppure salta quel canale quando fa zapping? E’ forse solo una nostra fissa questa del Tg3?”, ha chiesto Butti.

“Il problema esiste”.
La risposta del presidente è stata chiara, il problema esiste e l’ha ammesso. Ed ha raccontato che ieri sera ha telefonato al direttore della testata, Bianca Berlinguer, lamentando che “i lanci del Tg3 della sera prima non erano obiettivi”. Garimberti ha successivamente spiegato che il problema è “in termini di distinzione tra opinioni e notizie ma non in termini di completezza di informazione”. “Vedo tutti i Tg. Non solo il Tg1″, ha spiegato il presidente della Rai, aggiungendo di aver telefonato ieri sera a Bianca Berlinguer per lamentarsi di come sono stati lanciati alcuni servizi del telegiornale.

“Il Tg1 di Minzolini non è pluralista”.Garimberti si esprime anche sul Tg diretto da Augusto Minzolini: “Non è pluralista”, ha detto il presidente di viale Mazzini, aggiungendo di aver visto i pezzi del 14 sera del Tg delle 20.00. Garimberti ha definito i servizi “tendenziosi per come erano costruiti e oltretutto attaccavano Fini ed erano senza contradditorio: non veniva data al presidente della Camera possibilità di rispondere”.
Insomma, “il servizio è stato parziale e fazioso, una cosa che ho rimarcato anche durante il Consiglio di amministrazione”. Minzolini, ha aggiunto Garimberti, “poi il giorno dopo, invece di dare una possibilità di replica, ha anche fatto un editoriale peggiorando la situazione”.
Il presidente della Rai ha spiegato di non aver chiamato il direttore di Saxa Rubra al telefono “perchè da ormai due anni, da quando l’ho criticato, non mi parla più. Mi saluta soltanto nelle occasioni formali”.

Berlinguer “stupefatta”. Usa questo aggettivo Bianca Berlinguer, direttrice del Tg3, riferendosi alle parole del presidente Garimberti. “Sono stupefatta per le dichiarazioni del presidente della Rai. Da quando dirigo il Tg3, due anni, ho ricevuto una sola telefonata da Paolo Garimberti, quella di ieri sera”, dice Berlinguer, spiegando che “Durante il colloquio mi è stato fatto notare che il conduttore delle 19.00 in due lanci non aveva adeguatamente distinto tra notizie e commento. Oggi, sorprendentemente, dopo aver affermato che non è in discussione ‘la completezza dell’informazione offerta dal Tg3′ il presidente ha tuttavia sostenuto che esisterebbe ‘un problema Tg3′”. La Berlinguer conclude rilevando: “Stupisce che si dica ciò di un telegiornale che ha dato sempre spazio a tutte le opinioni e a tutte le posizioni e che negli ultimi due anni ha visto crescere gli ascolti in tutte le sue edizioni”.
Nella polemica interviene anche il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo: “Sono portato a credere che il presidente Garimberti sia stato frainteso. Equiparare il Tg3 al Tg1 sarebbe infatti una sortita ingiusta, infelice e improvvida”.

(repubblica.it)

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Il leader dell’Idv denuncia un presunto mercato dei parlamentari. E’ la quarta volta che presenta un esposto in procura. Ma finora non è mai partita nessuna indagine.  Ma lui va avanti e presenta nuove denunce.

Antonio Di Pietro è un disco rotto. Se Bersani si è incantato su “Berlusconi si dimetta”, Tonino invece è su un’altra frequenza, più da “radio pm” che dice sempre “ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica, per la compravendita che ha fatto il premier di alcuni parlamentari”. Infatti è già il quarto esposto che il leader dell’Idv presenta in procura.  L’ultimo lo ha  annunciato in un’intervista al Fatto, nella quale Tonino si rimette la toga o la divisa da poliziotto, se preferite, e ripete la sua versione dei fatti. Peccato per lui che i magistrati non gli diano retta. Infatti, finora, agli esposti di Di Pietro non ha fatto seguito nessuna indagine da parte della magistratura.

Ma Di Pietro non si perde d’animo. L’ultima denuncia l’ha presentata venerdì scorso. Si è portato in procura le pagine de il Fatto nelle quali Aldo Di Biagio, Giorgio Conte, e Francesco Proietti Cosimi, tre deputati di Fli avrebbero dichiarato di aver ricevuto offerte per tornare a sostenere le maggioranza. Ma a quanto pare la Procura non ha dato importanza alle interviste de il Fatto.

Così Tonino non ci vede più e che fa? Rispolvera tutta la sua verve di pm da mani pulite, sale in cattedra e dà lezioni ai magistrati che: “Bisogna vedere se i miei esposti sono stati iscritti come notizie non costituenti reato (mod. 45) e in tal caso si possono svolgere indagini; oppure siano stati trasferiti al mod.44 come notizie di reato o addirittura al mod.21 a carico di persone note che impone lo svolgimento delle indagini. Il problema è l’interpretazione giuridica che il magistrato dà ai fatti”. Interpretazione che non collima con quella che il leader dell’Idv ha nella sua testa.

Di Pietro comunque va avanti e anzi alza la posta in gioco. E addirittura afferma che nel mercato dei parlamentari siano coinvolti anche pubblici ufficiali delle amministrazioni statali. Il teorema dell’accusa del pm Di Pietro è chiaro: “Se qualche parlamentare per il cambio della sua casacca ha chiesto che diventasse direttore o primario di una clinica qualche suo amico, ci sarà pur stato un direttore generale, cioè un pubblicio ufficiale che lo ha nominato, o no? Allora a questo punto esiste una corruzione di del pubblico ufficiale”.

La requisitoria di Tonino ha una falla: zero prove. E lui da pm lo sa bene che senza prove si archivia tutto senza processi e sentenze. Quelle poi si possono fare sui giornali, ma non nei tribunali. Ma nonostante la sua lectio brevis di diritto giudiziario, le toghe non danno credito né a lui né ai deputati di Fli.

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L’ipotesi di reato è diffusione di materiale pedopornografico.

MILANO – La procura di Milano sta indagando per diffusione di materiale pedopornografico in relazione al video ‘a luci rosse’ apparso sul web nei giorni scorsi e che mostra scene di sesso tra la showgirl Belen Rodriguez (all’epoca minorenne) e un suo ex fidanzato argentino. Su questo video era già stato aperto un fascicolo per tentata estorsione, perchè la stessa Belen aveva denunciato nel maggio 2010 che le erano stati chiesti soldi affinchè le immagini non finissero in rete.

INDAGINE – Il pm di Milano Luigi Luzi e la Squadra Mobile di Milano stanno indagando per identificare colui che avrebbe deciso di mettere il video hot in rete e nei prossimi giorni verrà formalizzata, da quanto si è saputo, l’ iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di diffusione di materiale pedopornografico. Belen, infatti, ha sostenuto, quando ha presentato la denuncia per la tentata estorsione nel maggio 2010, che quelle immagini erano state girate quando lei aveva 17 anni. Il video con le scene a luci rosse, che dura una ventina di minuti circa, è comparso su alcuni siti di gossip in rete nei giorni scorsi ed è addirittura finito in vendita su alcune bancarelle a Napoli per una cifra che ha raggiunto anche i 20 euro.

LA DENUNCIA – Il 7 maggio del 2010 la showgirl aveva presentato una denuncia alle forze dell’ordine nella quale spiegava che le erano stati chiesti 500mila euro dietro la minaccia di diffondere il video sul web. Il fidanzato di Belen, Fabrizio Corona, a un certo punto aveva anche organizzato un incontro con l’ex fidanzato argentino della showgirl, Martinez Pardo, fingendosi interessato all’acquisto del video, ma poi ne era nata una lite. E, stando a quanto ha raccontato Belen agli inquirenti, l’ex fidanzato aveva riconsegnato a lei una chiavetta usb con dentro le immagini e lei le aveva distrutte. Nei mesi scorsi sull’ episodio era stato aperto un fascicolo per tentata estorsione. Ora le indagini si allargano per la diffusione del filmato.

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Santoro è indeciso e cambia il nome alla trasmissione che deve ancora partire: non più Comizi d’amore, ma Servizio pubblico. E non perde l’occasione per sparlare dei suoi argomenti preferiti.

Non cade l’alone di incertezza che circonda la nuova trasmissione di Michele Santoro. Il giornalista, dopo avere lasciato la Rai e fallito il tentativo d’approdo ai lidi di La7, pensa ora a cambiare anche il nome del suo nuovo progetto. Non più Comizi d’amore dunque, ma Servizio pubblico. Tale e quale al sito internet messo in piedi, sul quale nei giorni scorsi è comparsa un’intervista a due agenti presenti durante gli scontri di Roma, che accusava il governo di avere scientemente mandato al macello le forze dell’ordine in piazza per meglio difendere i palazzi del potere.

Niente più comizi d’amore dunque, perché “la sensazione che prevale è quella di intitolare la trasmissione ‘Servizio pubblico’”. Un dubbio che oggi sarà sciolto. “Ma – confessa Santoro – l’intenzione di fare un omaggio a Pasolini rimane e quindi qualcosa faremo”.

Santoro non si lascia poi scappare l’occasione per ampliare il discorso e riportare all’attenzione uno dei suoi cavalli di battaglia, la condizione del giornalismo italiano, partendo da Mamma Rai. “Dirmi che non mi rivedrete più in Rai mi sembra una maledizione. Ciò che stiamo facendo è anche un atto d’amore nei confronti del  servizio pubblico, ma non potevo continuare a lavorare contro la volontà del mio editore”. E aggiunge “solo in Italia si considera la politica arbitro dell’informazione. La prima cosa da fare per rendere l’Italia un Paese normale è allontanare i politici dall’informazione”.

E poi La7: “con La7 al momento dell’accordo è venuta fuori una richiesta di poter sottoporre ogni nostra azione della trasmissione a verifiche del loro ufficio legale”.

C’è da chiedersi, visto quello che dichiara Santoro, come possano lavorare gli altri giornalisti, e la risposta è lui stesso a darla: “gli altri sono giornalisti che cercano di svolgere il loro lavoro al meglio. Io posso permettermi di ribellarmi a condizionamenti che tutti i giornalisti subiscono in Italia, sanno benissimo di subirli ma non hanno la forza di portare in piazza questi elementi universalmente noti”.

E conclude la sequela di commenti con l’attualità, indirizzando uno strale a Berlusconi, che ha definito “porno cronistì” chi ha parlato delle feste a Palazzo Grazioli: “Io posso fare anche a meno delle intercettazioni, ma di fronte al fatto che ci sono intercettazioni di rilievo pubblico saremo costretti a pubblicarle con un atto di disobbedienza civile. Le intercettazioni sono sputtanamento? Dopo aver visto la Merkel e Sarkozy che sghignazzavano stiamo ancora a parlare di sputtanamenti? Mi sembra che siamo abbastanza sputtanati a livello mondiale”.

(ilgiornale.it)

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