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Archivio per novembre 2011

Sinistri tormenti: Boeri si dimette da assessore a Milano. A Napoli Giggino si scusa per i furti ai calciatori.

Sei mesi fa erano degli eroi. L’inizio della fine del berlusconismo. Per loro le piazze di Milano e Napoli si tinsero di arancione, colore che rievocava la rivoluzione che aveva travolto Kiev e tutta l’Ucraina nel 2004. Oggi che Silvio Berlusconi non c’è più e che a Palazzo Chigi è arrivato il professore Mario Monti, invece di raccogliere i frutti di una “stagione straordinaria”, invece di godersi il “meritato successo”, Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris sono alle prese con piccoli e grandi problemi. E i fasti di maggio sembrano già un lontano ricordo.

Si parte da Palazzo Marino dove da giorni (anche se sarebbe meglio dire da mesi) il sindaco stava combattendo una battaglia senza esclusione di colpi con il suo assessore Stefano Boeri. Piccola premessa: Boeri era il candidato del Pd alle primarie ed era stato battuto a sorpresa da Pisapia, poi aveva raccolto 13mila preferenze diventando il più votato del centrosinistra, secondo consigliere dietro Silvio Berlusconi. Da ieri ha consegnato le proprie deleghe a Cultura, Moda, Design e Expo, nelle mani del primo cittadino. «Una scelta difficile – ha spiegato l’architetto – che va intesa come un atto distensivo e di fiducia nei confronti del sindaco». Ed ora si lavora per ricucire lo strappo tra i due. Anche se i primi commenti di Pisapia, affidati ad una nota ufficiale, non lasciano ben sperare: «Il bene più prezioso è la collegialità del lavoro della squadra di Governo di Milano, collegialità che è stata infranta più volte da parte di un solo assessore». Il sindaco, prosegue la nota, ha «immediatamente avviato un confronto con gli altri assessori», mentre «incontrerà presto tutti i consiglieri comunali di maggioranza».

Nei colloqui con i componenti della Giunta «è stato ribadito che il bene più prezioso è la collegialità. Tutti i componenti della Giunta interpellati dal sindaco hanno, infatti, riaffermato come sia assolutamente necessario lavorare, come è stato fino a ora nel loro rapporto con il sindaco, con unità di intenti e spirito di coesione elementi fondamentali per realizzare gli obiettivi dell’amministrazione». Insomma, Boeri si è autoeliminato. Ed ora il suo destino è nella mani di Pisapia che potrebbe decidere di riammetterlo in Giunta (magari dopo pubblica ammenda), tenendo per sé la delega all’Expo, vero motivo di scontro tra i due. Ma la “cacciata” dell’architetto caro a Walter Veltroni, oltre a offrire al Pdl la possibilità di partire all’attacco, apre anche un problema politico nel centrosinistra.

Pier Luigi Bersani non si sbilancia: «Credo che il Pd sia al lavoro per creare un clima tale da riuscire ad aggiustare le cose. Non entro nel merito ma non vorrei si disperdesse una grande spinta. Vedano loro. Mi auguro che non ci siano turbative rilevanti a quel clima di spinta e vitalità che ha caratterizzato la vicenda milanese». Fatto sta che il primo cittadino proveniente dalle fila di Sel ha letteralmente preso a schiaffi i Democratici senza che nessuno provasse a difendersi. Non un bel segnale per quello che, in termini di consensi, resta comunque il primo partito della coalizione. Un segnale che, in ogni caso, è in linea con quanto fatto vedere in queste settimane in cui il Pd senza linea, di volta in volta, si è dovuto piegare a decisioni che venivano prese altrove.

A Napoli, per fortuna, la musica è diversa. Sotto attacco non ci sono gli uomini di Pier Luigi Bersani, ma il primo cittadino in persona. Il primo problema è nato attorno alla nomina di Roberto Vecchioni come presidente del Forum Internazionale delle Culture dell’Unesco, che si svolgerà nel capoluogo campano nel 2013. Al centro della polemica il compenso richiesto dal cantautore. Qualcuno ha parlato di 220mila euro, il diretto interessato sostiene di aver chiesto meno, di certo non è un bel segnale in tempi di crisi economica. A peggiorare la situazione ci ha pensato la signorina Yanina Screpante. Chi è? La compagna del calciatore del Napoli Ezequiel Lavezzi che a Napoli non è esattamente un particolare irrilevante. Ebbene, dopo la villa di Edinson Cavani svaligiata agli inizi di ottobre, dopo la moglie di Marek Hamsik vittima di una rapina a mano armata una settimana fa, un’altro simbolo del calcio partenopeo è stato “violato” con la sua signora costretta, con una pistola puntata in faccia, a consegnare il proprio Rolex. Lei, choccata, si è sfogata su Twitter: «Napoli città di merda».

Immediata l’irritazione dei tifosi che hanno cominciato a bersagliarla costringendola a chiedere scusa. Ma a questo punto entra in gioco Giggino che, su Repubblica, si rivolge alla signora: «Se un’ospite della città viene rapinata, mi dispiace molto e me ne scuso. Anche se ritengo questo rischio comune ad altre metropoli». Povero De Magistris. Da eroe delle folle a sindaco costretto a chiedere scusa. E non è un caso. Se Lavezzi, Cavani e Hamsik dovessero decidere di lasciare Napoli perché poco sicura il primo cittadino sarebbe costretto quasi sicuramente ad affrontare l’ira dei tifosi. Altro che rivoluzione arancione.

(iltempo.it)

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Fa l’umile e arriva alla stazione Termini con la scorta ridotta e pochi collaboratori. Elogi per la sobrietà, peccato che…

Mario Monti arriva in stazione Termini. E, su Repubblica.it, fioccano le lodi: «Pochi collaboratori e una scorta ridotta al minimo. E la valigetta la porta lui. Immagini piuttosto inusuali rispetto a quelle dei governi precedenti». Che sobrietà. Peccato solo che a pochi metri dai sobri binari il sobrio premier fosse atteso da una sobria auto blu.

(liberoquotidiano.it)

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Il giuslavorista Pietro Ichino polemizza con il responsabile economico del Pd, che lo aveva accusato di rappresentare solo il 2% del partito.

Bersani da giorni fa il pompiere. Getta acqua sul fuoco delle polemiche per cercare di mostrare un partito unito. Ma il Pd, specie sui temi economici, è profondamente diviso.

Al centro di un vivace confronto-scontro ci sono le tesi di Stefano Fassina, il responsabile economico del partito, che per molti sono troppo poco riformiste. Parlando con il Messaggero

Bersani difende il suo dirigente: “Quelle di Fassina sono le posizioni deliberate dalle nostre assemblee, sono bollate come tesi di una sinistra impotabile, mentre si tratta di idee liberali discusse ovunque”. Poi precisa il suo discorso: “Il fatto che le sole misure di rigore e di austerità non accompagnate da politiche di equità e di crescita ci portino contro un muro, è teoria condivisa da tutti i liberali del mondo”.

A rintuzzare la polemica provvede il senatore Pietro Ichino, che nei giorni scorsi è stato preso di mira, manco a dirlo, proprio da Fassina: “Una linea ha il 2%, l’altra il 98 per cento. Io capisco Ichino. Lui rappresenta quel 2% e per farlo valere, per difenderlo ha bisogno di andare sui giornali tutti i giorni”. Oggi il giuslavorista dalle colonne di Europa replica così. “Il 2% del Pd di cui parla Fassina sarà anche piccolo, ma è potentissimo. È riuscito a prendersi la maggioranza dell’intero gruppo dei senatori democratici, tra i quali due vicepresidenti del Senato, poi i leader delle due grandi minoranze del partito, Walter Veltroni e Ignazio Marino, il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto, l’intera associazione Liberal Pd presieduta da Enzo Bianco”.

Poi il professore rincara la dose: “Riesce persino a infiltrarsi tra le file della maggioranza contagiandone esponenti di primo piano come Enrico Letta, Massimo D’Alema e Giuliano Amato”. E non contento dei meriti elencati prosegue con la lista: “Il 2% negli ultimi tre anni ha organizzato 450 incontri pubblici in ogni parte d’Italia, si è tirato dietro l’intera Uil e persino il neo-presidente del Consiglio se ne è lasciato suggestionare; e ha indotto i giornali, le radio e le tv a parlare tutti i giorni del progetto flexsecurity”.

Ichino va avanti e si pone una domanda provocatoria: “Non sarà che (giornali e radio, ndr) parlano solo di quello perché nessuno ha capito che cosa proponga Fassina per voltar pagina rispetto al regime di apartheid fra protetti e non protetti?”. Lo scontro tra le diverse anime del Pd è evidente. Bersani ancora una volta dirà che non ci sono problemi e che si tratta solo di una salutare dialettica interna al partito. E che in tutto il mondo, e in tutti i partiti democratici, avvengono cose di questo genere. Tutto vero. Però, una volta “archiviato” Monti (a meno che Bersani non voglia candidare il senatore a vita come leader del centrosinistra) il Pd dovrà dire chiaramente cosa intende fare, e con chi. A meno che Bersani non ritenga utile presentarsi al giudizio degli elettori con un partito profondamente diviso su temi essenziali quali l’economia e il lavoro. Ma in questo caso se dovesse vincere come farebbe poi a governare?

(ilgiornale.it)

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Il Corriere online ci fa sapere che “Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha approfittato della domenica di riposo nella sua casa di Milano per andare dal barbiere. Il presidente è uscito di casa al mattino poco prima delle 10 e poi è andato da suo barbiere di fiducia, Romano, che lo serve da una ventina d’anni e che ha aperto domenica mattina soltanto per lui. Le telecamere della Rai hanno ripreso dall’esterno la scena. Il presidente, non abituato a tanta esposizione mediatica, ha salutato i giornalisti senza fare dichiarazioni ed è poi rientrato a casa intorno alle 11.”

Ma a chi interessa????? Si vede che senza Silvio scarseggiano le notizie.

Per visualizzare l’articolo originale clicca qui.

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Il fratello del Sindaco nello staff del Comune.

“Sono un professionista della comunicazione, ho lavorato come operatore culturale in questa città dal 1994. Se mi passa la battuta, non sono un Trota”. Parla De Magistris. Claudio De Magistris, fratello del più famoso Luigi. E’ il suo braccio destro, il suo collaboratore e anche, per ovvi motivi, l’uomo più criticato di Palazzo San Giacomo, Il consigliere regionale del Pd Corrado Gabriele ha parlato di conflitto di interessi per alcuni spettacoli organizzati per il Forum delle culture, lo stesso finito su tutti i giornali per il compenso da 220mila euro chiesto da Roberto Vecchioni. Intervistato da Repubblica Napoli spiega: “Prima di essere il fratello del sindaco di Napoli, sono un esperto di comunicazione e uno che sin da piccolo ha sviluppato la passione per la musica e per gli eventi. Con il tempo questa passione è diventata un lavoro che ho esercitato per quasi diciassette anni. Poi, quando Luigi è stato costretto a lasciare la magistratura, ho dato la mia disponibilità ad affiancarlo nei settori che meglio conosco. Prima part time, quindi in maniera sempre più intensa fino alla campagna elettorale”.

Il bello viene quando il giornalista gli chiede come si guadagna da vivere. “Un anno sabbatico me lo sarei anche potuto permettere, dopo tanti sacrifici. Comunque, dopo la campagna elettorale il partito Idv mi ha chiesto se volevo collaborare all’organizzazione del reparto comunicazione nazionale. Ho accettato, sono un cocopro”. Insomma, Claudio de Magistris è un cocoppro precario. Non è pagato dal Comune ma dall’Idv anche se materialmente occupa gli uffici dello stesso Comune, a due passi dalla scrivania del fratello. E dice: “Per evitare certe polemiche ho scelto di non essere inserito nello staff anche se la legge non lo impedisce, perché lo staff è per sua natura di carattere fiduciario. Economicamente ci ho rimesso. Ma quello che mi sta a cuore e mi entusiasma è contribuire al progetto politico. Non parliamo di un “listino” né di un incarico istituzionale. E soprattutto, ho un lavoro e una storia alle spalle. Non sono un Trota”. In ogni caso, per Giggino è un’altra gatta da pelare: dopo le rampogne dell’Unione europea sulla questione monnezza, lo staff ultrapagato al Comune e Vecchioni piazzato al Forum della Cultura per 200mila euro, non ci voleva…

(liberoquotidiano.it)

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Dopo le divergenze degli scorsi giorni sindaco e assessore “divorziano”. Boeri era il candidato del Pd alle primarie e ha ottenuto 13mila voti alle elezioni.

La notizia era già nell’aria, ma ora è ufficiale: Stefano Boeri, assessore alla Cultura e all’Expo del Comune di Milano ha rimesso le deleghe al sindaco con quella che lui stesso definisce “una scelta difficile”, ma che “va intesa come un atto distensivo e di fiducia nei confronti del Sindaco”.

Spetta ora a Giuliano Pisapia, valutare il da farsi, dopo le divergenze degli ultimi giorni, come quella sulla collocazione del Museo di arte contemporanea.

Dopo i festeggiamenti di giugno, insomma, il “popolo arancione” è già spaccato. I due si sono affrontati nelle primarie del centrosinistra, Boeri come rappresentante del Pd, Pisapia per Sel. Alla fine l’ha spuntata il secondo, ma le tensioni con quello che alle elezioni ha raccolto quasi 13mila preferenze si sono acuite.

Mentre resta da capire se la crisi verrà relegata ad uno scontro tra due personalità forti o se si estenderà al resto della giunta o all’intera coalizione, i “fan” hanno preso d’assalto la bacheca Facebook di Boeri per manifestare la propria delusione con parole come “tristezza”, “dolore” e “sconfitta”. E c’è anche chi parla di disastro “per tutti e per Milano, anche per quelli che pensano sia meglio così. Dietro l’angolo, rimarrà a tutti solo tanto conformismo e aria sempre più pesante di inciucio e opacità”.

(ilgiornale.it)

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Il presidente della Repubblica torna a parlare del sistema giudiziario: “La modernizzazione del sistema giustizia costituisce obiettivo indifferibile”.

Napolitano atto secondo. Il tema è sempre quello: la giustizia. Dopo aver strigliato le toghe, spingendo sulla necessità di un “valido codice deontologico” per “affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti” dei magistrati, oggi il capo dello Stato torna sul tema.

Questa volta, la sua analisi non prende di mira i magistrati, ma la giustizia nel suo complesso e nella sua problematicità.

“Occorrono riforme incisive e di ampio respiro”, scrive il presidente della Repubblica in un telegramma inviato alla settima conferenza nazionale dell’Avvocatura. Secondo Napolitano, “nell’attuale fase di difficoltà per il consolidamento degli equilibri della finanza pubblica e per il conseguimento di un elevato ritmo di crescita economica la modernizzazione del sistema giustizia costituisce obiettivo indifferibile imposto sia dall’esigenza di assicurare al cittadino procedure giudiziarie di ragionevole durata sia dalle gravi conseguenze che le odierne inefficienze comportano per la competitività del Paese”.

Insomma, adesso anche Napolitano si è accorto che la macchina della giustizia viaggia con il freno a mano tirato. E spinge per una velocizzazione di una riforma della giustizia diventata ormai irrinunciabile. Per ovviare al malfunzionamento del sistema giudiziario, il capo dello Stato invita ad attuare riforme di ampia portata “che razionalizzino l’organizzazione giudiziaria, snelliscano i processi, assicurino la certezza del diritto e corrispondano alle esigenze collettive di sicurezza”.

(ilgiornale.it)

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Alcuni giorni fa, nel pieno degli attacchi degli speculatori finanziari internazionali, il giornale di Confindustria esortava il governo a “Fare presto” per approvare le misure anticrisi. Oggi, con Monti in carica, tutto tace…

“Fate presto”. E’ la frase sparata in prima pagina a caratteri cubitali dal Sole 24Ore il 10 novembre scorso, in piena crisi finanziaria, con lo spread sul Bund che schizzava alle stelle e la Borsa che subiva uno dei più forti attacchi speculativi internazionali degli ultimi anni.

Roberto Napoletano, direttore del quotidiano di Confindustria, invitava il governo a fare il massimo sforzo, e a farlo presto, per affrontare la situazione ed evitare il disastro dell’Italia, considerato imminente. Il titolo dava il senso della drammaticità del momento. Era una citazione. Lo stesso titolo, “Fate presto”, era comparso sul Mattino di Napoli tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre 1980.

Passate alcune settimane e archiviato il governo Berlusconi, il nostro Paese deve adottare le misure necessarie a uscire dalla tempesta. A guidare la “nave Italia” c’è il professor Mario Monti, in fretta e furia nominato senatore a vita. E’ stato chiamato a “salvare” il Paese. In Italia gode del sostegno di tutti, meno quello della Lega. All’estero lo appoggiano la Merkel, Sarkozy, Obama, Barroso, Van Rompuy e la Lagarde. Insomma tutti, o quasi. Eppure le misure “anticrisi” tardano ad arrivare. Certo, per mettere in cantiere dei provvedimenti importaqnti serve tempo. Nessuno lo mette in dubbio. Ma non si capisce come mai per alcuni organi d’informazione, molto solerti, fino a poco fa, nel chiedere un veloce cambio di passo, ora non ci sia più alcuna fretta. Insomma, siamo già fuori dalla crisi? Non sembra proprio…

Ecco dunque che il Foglio di Giuliano Ferrara ha deciso di rompere il silenzio e, con una finta prima pagina del Sole 24Ore, ha titolato a caratteri cubitali: “Fate con calma”. In alto, sopra al titolo, una striscia rossa con dei numeri significativi. Tra questi ce n’è uno, 5.184, che indica le ore intercorse tra il giuramento del governo e domani. Poi si legge un commento, con una punta di acida ironia: “E’ nato così in fretta il sobrio gabinetto che ci ha spiazzato, viziato e il paese soffre d’astinenza grave. Vorremmo che avesse già fatto acuti, seminato sconcerto, non solo reso omaggio a chi ha preceduto, a chi sta a fianco, a chi sta dietro e ai due che stanno altrove e stanno sopra…”. E’ difficile non sorridere alla satira del Foglio. Ci auguriamo, però, che la calma auspicata da Ferrara non sia eccessiva…

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Il Senatùr attacca l’esecutivo Monti: “Fa schifo, sono degli improvvisati”. E sulle dimissioni del Cav: “Lo ha dovuto fare perché gli hanno ricattato le imprese”.

Non ha mai parlato a mezza bocca o lasciato intendere. Umberto Bossi è sempre stato fin troppo chiaro nelle sue esternazioni.

E anche questa volta non si smentisce. Il governo Monti? “Fa schifo, mi pare un governo di improvvisati”, ha tuonato il Senatùr, parlando coni giornalisti a margine di una cerimonia nel Varesotto. Secondo il leader della Lega Nord l’esecutivo non arriverà al 2013, ma fermerà la sua corsa prima. Inoltre, “il presidente della Repubblica ha dato il mandato di capocordata ad uno che le montagne le ha viste solo in cartolina”, ha accusato Bossi, convinto dell’arrivo di un programma di “lacrime e sangue”.

Il leghista ha poi parlato di Berlusconi e della sua decisione di fare un passo indietro. E ha fornito la sua versione: “Si è dimesso perché è stato ricattato, gli hanno ricattato le imprese. Tutti sapete che è stato ricattato e ha dovuto dimettersi per quel motivo lì. Gli hanno ricattato le imprese, però nessuno della stampa lo ha scritto, ma tutti hanno visto che le sue imprese sono crollate in borsa del 12% in un giorno e non si è mai visto. Era evidente che fosse un segno di ricatto, ma tutti siete stati zitti. Ero presente anche io, i suoi dirigenti a Roma gli hanno detto “Silvio qui ti distruggono le imprese vai a dimetterti”.

Per quanto riguarda la spaccatura tra il Pdl e la Lega e la possibilità di un riavvicinamento con Berlusconi Bossi ha detto: “È troppo presto. Dipende da cosa accadrà in Aula, quando verranno gli attacchi al governo”. Insomma, tutto dipenderà dalla posizione che assumerà il Pdl, con la Lega o no.

(ilgiornale.it)

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Al Corso scientifico di satira organizzato da Sabina Guzzanti a Roma non si salva nessuno. Oltre al solito Berlusconi, insulti anche per Ferrara e Maria De Filippi.

Al Corso scientifico di satira organizzato da Sabina Guzzanti a Roma, nel cinema Palazzo occupato, il primo premio lo merita senza dubbio questa ragazza con i lineamenti dolci e i capelli lunghi scuri, pare che si chiami Leila, come la principessa di Guerre stellari. Non se ne rende conto, ma quando sale sul palchetto di legno si prepara a mettere in scena la più riuscita parodia dei suoi compagni e della loro maestrina. Si presenta titubante, flagellata: ho un pensiero fisso, dice, un sogno ricorrente che mi tormenta. La sua voce si trasforma in una caricatura di quella di Silvio: «Sono tornato!», grida. Eccolo, l’incubo: il Cavaliere non è sconfitto, anzi è ancora in forze e si prepara alla riscossa. Occhi Dolci ha colpito nel segno: è la rappresentazione perfetta dell’ossessione antiberlusconiana. Lei e i suoi amici sono, in fondo, i più fedeli sostenitori di Silvio, dotati di una fede cieca nelle sue capacità di reazione e nella sua indisponibilità ad arrendersi. Addavenì il Biscione, ripetono, ma il terrore che egli scompaia alberga nei loro cuori. Tutte le loro battute, ogni tentativo di ironia riguarda il Cav e il suo mondo. Dopotutto, questi ragazzi non sono che lo specchio della loro eroina, gli arzilli Giovani Pionieri di Sabina Guzzanti, grande timoniera della satira sovietica.

Maestrina sovietica – Sabina si presenta in versione operaia, insaccata in una salopette grigia, ma la vezzosità le sguscia fuori un po’ dappertutto: nelle scarpe con tacco altissimo, a slanciare il corpo un po’ corto; negli zigomi gonfi e – quelli sì – parecchio rialzati, un po’ troppo per sembrare naturali. Appena apre bocca, tutti ridono a comando. Gestisce il corso come una kermesse anni ’70, in cui il vociare dalle tribune è concesso, il guaito liberatorio assecondato. I ragazzi sono tanti, la sala è piena, fanno a gara per esibirsi. Il primo, cavallo dei jeans a livello sotterraneo e crestina da galletto sul cranio, se la prende con Maria De Filippi. Mima una puntata di Uomini e donne, scimmiotta la voce baritonale della conduttrice, strappa qualche risata. «Ora c’è il governo giurassico di Monti», spiega, «ma Berlusconi ha già pronta l’arma segreta: il governo della De Filippi, la donna che ha distrutto tonnellate di sopracciglia maschili. Il suo partito si chiamerà “Amici della sottoscritta e libertà”». Qualche applauso.

Gli aspiranti satiri si alternano, una ragazza riscrive il Padre nostro per sfottere il nuovo premier («Padre Monti che sei dei banchieri…»), ma dura poco. Tocca presto a un’altra donzella che bercia in romanesco: «Berlusconi c’hai rotto li cojoni» e gli astanti sorridono, forse per pietà. Immancabile, a metà show, il precario. Si lamenta di aver studiato filosofia e di guadagnare 600 euro al mese, mentre il suo ex compagno di banco ignorante si è sposato (con Cesare Previti come testimone) e adesso fa il parlamentare del Pdl, in mezzo ai subumani di centrodestra. Poi, finalmente, compare l’allieva ideale. Una ragazza magra intabarrata in una tunica che imita la madre di Giuliano Ferrara. «Volevo una femmina», piange, «la volevo chiamare Giuli, poi ho visto chi era mio figlio e ho aggiunto l’ano. Giuliano alla nascita pesava 30 chili, hanno dovuto rattopparmi. Era brutto e puzzava». Obiettivo centrato: il pubblico sghignazza, Sabina in prima fila osserva compiuaciuta, si culla al suono degli insulti. Per la giovane magrolina non ci sono correzioni. La «mamma di Ferrara» ha capito che cos’è la satira secondo la Guzzanti: disprezzo, ingiuria. Sabina sale sul palco e per prima cosa annuncia l’happening di domenica prossima: un corso di «resistenza urbana», con i rappresentanti di varie associazioni di sinistra che insegneranno agli okkupanti del cinema (dovrebbe essere trasformato in un casinò, intanto resta un casino) come fare un picchetto, come rispondere agli agenti inviati per lo sgombero. Ci saranno quelli di «Libera» e i No tav, annuncia la Guzzanti.

Quindi parte con la lezione. «La satira nasce da un impulso», teorizza. «Quando vedi qualcosa che odi. L’odio è prezioso, il conflitto è importante per la società». Ecco l’esempio pratico, l’analisi dell’imitazione della De Filippi. «Parlare di odio verso di lei è forse eccessivo», spiega, «diciamo che la consideriamo un nemico dell’umanità». Segue dibattito: «Per dieci minuti concentriamoci e troviamo i motivi che ci provocano un senso di repulsione verso di lei». La folla ulula, si sganascia, gli studenti fanno a gara per alzarsi e definire la donna simbolo della tivù berlusconiana una «allevatrice di dementi», una che «fa programmi per aumentare il consenso a Silvio». Un ragazzo prova a dissentire: «Io l’apprezzo, le sue sono genialate, cattive se volete, ma genialate». Sabina lo fulmina: «No, scusa, dobbiamo fare osservazioni puntuali, siamo qui per demolire. Dobbiamo capire quali sono i suoi punti deboli…». Il succo è: «Dobbiamo fare in modo che chi ci ascolta pensi: ecco perché questa stronza maledetta mi sta sui coglioni».

Largo agli insulti – I Piccoli Pionieri obbediscono, sciolgono i lacci. Sono agghindati da ribelli, ma sfoggiano un bacchettonismo da antologia. «La De Filippi vuole insegnare alla gente, per esempio agli anziani, che la cosa importante a ottant’anni è trovare l’amore della vita»; «fa ascolti perché l’amore fra vecchi è torbido». Come il suo padrone, Maria è una stronza maledetta, che ci vuole imporre le «cose frivole» dell’esistenza, tipo l’amore. E loro, le giovani belve del ginnasio guzzantiano, le frivolezze le disprezzano. Hanno cose più importanti da coltivare: l’odio, per esempio. Per essere pronti domani, quando il Biscione tornerà e spetterà a loro accoglierlo come merita.

di Francesco Borgonovo (libero-news.it)

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