Feeds:
Articoli
Commenti

Archivio per gennaio 2012

Al momento dell’arresto un ventenne ha ricordato ai poliziotti di aver recitato nella pellicola di Garrone.

«Fujietevenne ‘e gguardie». Venerdì mattina, ancora una volta, il grido delle vedette, dei pali dello spaccio stipendiati dal clan e spesso poco più che bambini, ha scatenato una fuga generale a Scampia. Pusher, acquirenti, sentinelle si sono sparpagliati in ogni direzione. I poliziotti del commissariato di zona, diretto Michele Maria Spina, hanno concentrato le proprie attenzioni su un ragazzo dai capelli cortissimi e con un filo di barba. Lo hanno raggiunto e bloccato quando pensava già di averla scampata. Si chiama Nicola Battaglia, ha poco più di 20 anni e — forse — una parte nel film Gomorra, quello girato da Matteo Garrone, proiettato nei cinema nel 2008 e tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano. Questo, almeno, è quanto ha riferito agli agenti, una volta che lo hanno portato in commissariato. «Stiamo verificando — dice il primo dirigente Spina — ma è estremamente probabile che sia vero».

Nella pellicola recitò in effetti anche un Nicola Battaglia, reduce dalla detenzione a Nisida e dal soggiorno in una casa famiglia di Mondragone. «La mia vita oggi è totalmente cambiata», raccontò dopo il successo del film ad una cronista del Corriere del Mezzogiorno che lo aveva intervistato. Il ragazzo arrestato 48 ore fa a Scampìa è accusato di spaccio. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, infatti, quando si è visto alle strette ha lasciato cadere al suolo alcuni sacchetti. In uno, che aveva all’interno 15 involucri di cellophane elettrosaldati, c’erano 18 grammi di cocaina. Un altro sacchetto era pieno di eroina: 17 grammi in cilindretti con tappo di colore verde. Il terzo involucro aveva al suo interno dosi di cocaina per 11 grammi. Il quarto sacchetto era zeppo di eroina: 70 grammi. Nell’ultimo gli agenti hanno ritrovato — secondo quanto comunicato dalla Questura — 210 grammi di cocaina ed una tavoletta di hashish di circa 76 grammi.

Lo spacciatore aveva inoltre 3.590 euro in banconote e monete di vario taglio e due chiavi. Gli investigatori, che prima di entrare in azione hanno osservato il giovane per una decina di minuti, ritengono che servissero ad aprire le porte dell’edificio 2 dell’isolato 14 di via Limitone ad Arzano, la centrale dello spaccio. Battaglia è stato condotto a Poggioreale. La polizia cerca il suo complice, che è riuscito a fuggire durante l’operazione. Nel corso della mattinata gli agenti del commissariato di Scampìa, con l’ausilio di quelli del Reparto Prevenzione Crimine Campania, hanno inoltre identificato numerosi giovani tossicodipendenti, quasi tutti provenienti dall’hinterland di Napoli. Anime perse, frequentatori abituali di quella che certamente è la più grande piazza di spaccio in Europa. Sono state inoltre rimosse dai Vigili del Fuoco barriere e cancellate abusivamente edificate ai 7 Palazzi ed all’interno del lotto T/A di via Ghisleri. Servivano a proteggere l’attività di spaccio e ad ostacolare l’intervento dei poliziotti.

Gli altri, compagni di set e di delinquenza, sono Giovanni Venosa, Salvatore Fabbricino e Bernardino Terracciano.

(corrieredelmezzogiorno.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Il direttore del Festival di Sanremo, Gianmarco Mazzi: “Adriano non si terrà un euro e pagherà di tasca propria le spese e le trattenute fiscali”.

Come non detto. Adriano Celentano ci ripensa e decide di donare l’intero suo compenso per la partecipazione al festival di Sanremo in beneficenza.

Nonostante il contratto tra il Molleggiato e viale Mazzini non sia stato ancora firmato per motivi tecnici, e nonostante ancora non si sappia per quante serate il ragazzo della via Gluck farà la sua apparizione, quello che pare certo è che i soldi a lui elargiti andranno a Emergency e a sette famiglie bisognose.

Ad annunciarlo è stato il direttore artistico del festival di Sanremo, Gianmarco Mazzi, che ha affermato: “Si è scatenata intorno al suo compenso una polemica dal tono rabbioso e un po’ ipocrita. Mi viene il dubbio ci sia paura che Celentano parli oltre che cantare”.

Mazzi ha poi precisato che “se Celentano farà una sola serata, il suo compenso sarà di 350 mila euro; se due di 700 mila euro; se tre, quattro o tutte e cinque di 750 mila euro. Una settimana fa Celentano ha iniziato a contattare sette sindaci di tutte le aree politiche che considera a contatto con la gente. Sono quello di Verona Flavio Tosi, quello di Milano Giuliano Pisapia, quello di Firenze Matteo Renzi, quello di Roma Gianni Alemanno, quello di Napoli Luigi de Magistris, quello di Bari Michele Emiliano e quello di Cagliari Massimo Zedda. A loro ha chiesto di segnalargli i nomi di famiglie di assoluta povertà”.

Nel dettaglio, nel caso di un compenso di 350 mila euro, Celentano darà 150 mila euro a un ospedale di Emergency che non è in Italia, ma in una zona di guerra, e 200mila a 13 famiglie bisognose. Nel caso di 700mila, invece, 200mila a due ospedali Emergency e 500mila euro a un maggior numero di famiglie. Al notaio del festival sarà consegnata una busta con dentro un documento coi nomi delle famiglie bisognose e i sindaci che le hanno nominate.

“La beneficenza per una certa quota è gravata da imposte, nel caso di somme di questa entità sono davvero elevate – ha precisato Mazzi -. Del pagamento di queste tasse allo Stato italiano se ne farà carico interamente Celentano. In pratica Celentano per venire a Sanremo spenderà un sacco di soldi. Ma il compenso guadagnato andrà tutto in beneficenza, fino all’ultimo euro. A Sanremo darà un segnale forte e ci farà riflettere”.

Gianni Morandi, sottolineando la generosità di Celentano, ha sottolineato: “Credo che alla fine per venire a Sanremo, Adriano spenderà di tasca propria circa 250 mila euro”.

(ILGIORNALE.IT)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Il premier mette sul sito del governo le lettere dei fan. Compare una bimba di 2 anni: “Fa le cose giuste per il futuro”.

Nella sezione “Dialogo con il cittadino” del sito del Governo,  compare una email di una bambina di due anni e mezzo che recita testualmente:

…Lisa, una bambina di due anni e mezzo, alla domanda “che cosa hai visto in TV?”, risponde “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…

Firmato “una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale”.

Beh caro Professor Monti (anche se Lei sicuramente non ne saprà niente ma qualche suo collaboratore si), questa se la poteva  proprio risparmiare, anche in nome della famosa sobrietà che Lei sponsorizza dall’inizio del suo mandato.

Guarda il sito del governo

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

La trasmissione “The show must go off” alla seconda puntata delude le aspettative: non basta il finto contratto siglato da De Rossi.

Un tonfo dopo l’altro. Dopo le tristi performance delle Invasioni barbariche sempre meno aggressive nell’acciuffare punti di share, ecco che arriva la mazzata su Serena Dandini, naufraga Rai, approdata a La 7. Il suo “The show must go off” ha intrattenuto solo 941 mila spettatori, con il 4.05% di share. Eppure il parterre di ospiti era molto interessante: da Stefano Accorsi a Zucchero Fornaciari. Ma anche Daniele Silvestri, Max Gazzè e Niccolò Fabi. Diego Bianchi, in arte Zoro, ha caricato sul suo taxi capitan Futuro, Daniele De Rossi. E il centrocampista della Roma ‘firma’ il rinnovo del contratto con i giallorossi. Ma, nonostante tutto, l’orfana di mamma Rai, nella seconda punta, non è riuscita a portare a casa risultati. Mai titolo fu più azzeccato: the show must go off, lo spettacolo si deve fermare….

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

La deputata Pd difende il suo vitalizio: “Ho smesso di lavorare per la politica”.

Dopo il ricorso alla riforma dei vitalizi di venti deputati, tra cui esponenti di Pd, Pdl e Lega, un altro nome noto si erge a difesa dei privilegi dei parlamentari. Il suo nome? Giovanna Melandri, 50 anni, deputata Pd, ministro della Cultura con D’Alema e Amato e responsabile dello Sport con Prodi. La parlamentare non si vergogna a dire di aver lasciato il suo lavoro d’economista alla Montedison per entrare in politica, forse attratta dai possibili facili guadagni. L’onorevole, per giustificare la sua levata di scudi in difesa degli emolumenti ai deputati, tira in ballo addirittura Berlinguer e Fanfani. “Loro erano d’accordo sulla nozione di vitalizio – ha detto al Corriere della Sera – e anche io penso che quel concetto non sia sbagliato. Non ho da recriminare nulla, ma ho paura di quello che resterà sotto le macerie del populismo”. La Melandri ovviamente ha il suo perché nel lamentarsi. Due giorni fa ha compiuto 50 anni. Con le vecchie regole avrebbe avuto già diritto ad una corposa pensione, mentre ora? “La prenderò fra dieci anni, nel 2022″ dice sconsolata la deputata Pd. La Melandri al tiro al bersaglio contro il politico non ci sta e accarezza l’idea di presentare ricorso anche lei. “Gli estremi ci sarebbero e non solo per i contributi già versati. Non mi piace l’idea del forcone contro i politici e la logica in cui stiamo entrando”. Pur di non vedere il suo vitalizio sparire, la deputata rivela la sua ricetta per risparmiare “Ci sono tante forme per ridurre i costi ad esempio il taglio dei parlamentari”. Ma guai a toccarle la dorata pensione. “Va bene invece di darci 5.000 euro di pensione a cinquant’anni potrebbero darcene la metà. Ma eliminare i vitalizi no – dice agguerrita la Melandri – Io non sono d’accordo”.

(liberoquotidiano.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Il costo dei nostri deputati supera quello delle assemblee nazionali di Francia, Inghilterra, Germania e Spagna messe insieme.

Per dare un’idea del costo del Parlamento italiano basta fare un piccolo confronto con quello degli altri Paesi europei. Il costo delle nostre Camere supera quello dei parlamenti nazionali di Francia, Inghilterra, Germania e Spagna messe insieme. Il problema maggiore, più degli stipendi dei politici, è il costo dei dipendenti del Parlamento italiano. Per paradosso la questione non si riferisce alla quantità della forza lavoro e nemmeno alla qualità. Infatti basta prendere come esempio le situazioni di Italia ed Inghilterra. Il loro numero di dipendenti è simile (1620 contro i 1868 del Regno Unito) ma a far la differenza è il costo pro capite. Se poi si compara la spesa per le retribuzioni dei parlamentari con quella dovuta all’intero personale di servizio si scopre che lo stipendio dei dipendenti grava del 43 per cento sul bilancio a differenza del 24 per cento dei politici. Un’inchiesta del think tank Vision ha inoltre rivelato che ad ogni cittadino italiano, il Parlamento costa tre volte più che in Francia (27,15 euro rispetto a 8,11 euro) quasi sette volte più che in Inghilterra (4,18) e dieci volte più che in Spagna (2,14).

L’inchiesta della Vision denuncia inoltre che “stenografi o commessi, individualmente arrivano, al massimo dell’anzianità, ad avere stipendi superiori ad alcune delle cariche più alte dello Stato”. E quindi, una delle conclusioni della Vision, è che la norma inserita nella finanziaria di luglio, che stabilì di equiparare i costo dei parlamentari a quello dei colleghi europei, avrebbe dovuto prescrivere anche l’equiparazione del costo del parlamento nazionale alla media degli altri. Cosa che ancora non è stata fatta.

(liberoquotidiano.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Il Capo dello Stato è all’Università di Bologna per ricevere una laurea honoris causa. Fuori, lanci di uova e scontri con la polizia.

“Presidente Napolitano, la laurea te la diamo noi oggi”: con questo slogan gli studenti hanno accolto lunedì mattina a Bologna, in piazza Verdi, il presidente della Repubblica, in città per ricevere la laurea ad honorem in relazioni internazionali. Gli organizzatori della protesta, gli indignati della Rete-Occupy Bologna, sono partiti in corteo alle 11 per raggiungere l’aula Magna S.Lucia, dove hanno cercato di entrare per contestare Napolitano. Tutto intorno a via Castiglione molti i blocchi di polizia e carabinieri, che filtravano il passaggio anche della gente a piedi. Ci sono stati scontri con gli agenti, manganellate e cariche per impedire agli studenti di entrare nell’ateneo e lanci di uova da parte di questi verso l’edificio. Ferito un cronista di Repubblica.

La cerimonia – Oltre a uno striscione contro Napolitano e il ministro Profumo, alcuni ragazzi tenevano in mano cartelloni su cui hanno riprodotto il disegno di una pergamena che simboleggia i vari tipi di laurea che vorrebbero consegnare al Capo dello stato, che hanno ribattezzato: una ad esempio per il “ddl Gelmini”, una per “il governo delle banche”, alle “politiche di austerity” e per “il bombardamento libico”. Napolitano, comunque, è diventato dottore ad honorem in Relazioni internazionali. L’inquilino del Colle ha ricevuto la pergamena secondo il rito medievale. “Qui si respira l’aria che c’è alla Sorbona e a Oxford”, ha commentato. La laurea a Napolitano è stata inserita nella giornata di inaugurazione dell’anno accademico. La cerimonia si è aperta con il corteo dei professori e degli organi dell’Alma Mater in toga, vestiti con i colori delle rispettive facoltà. Dal vivo suonava il Collegium musicum Almae Matris; presenti anche i ministri Anna Maria Cancellieri, Francesco Profumo e Piero Gnudi, che ha spiegato come “la visita del presidente è un onore per la città”. Dopo gli scontri la Cancellieri ha commentato: “So che tutta Bologna e tutto il Paese sono con il presidente”.

Gli scontri – Nel dettaglio, gli indignati hanno tentato un blitz (fallito) nell’aula Santa Lucia. Gli studenti, che avevano scudi di cartone a forma di pergamena di laurea, sono stati bloccati in via Guerrazzi, all’incrocio con Santo Stefano, e dopo aver letto un comunicato sono tornati indietro gridando “ora diventeremo ingovernabili”. Quindi hanno preso strada Maggiore verso il centro, per poi fare una piccola sosta in piazza della Mercanzia, e hanno quindi fatto irruzione nel Quadrilatero. In via dei Poeti gli indignati hanno tentato il blitz verso Santa Lucia, ma tutti gli accessi erano già stati blindati dalle forze della polizia. A quel punto è partito il lancio di uova. Quando i giovani hanno provato a forzare il blocco sono partite delle manganellate. Un crinista di Repubblica sarebbe stato colpito alla testa e a una mano. Successivamente il corteo ha bloccato i viali di cironvallazione, mandando in tilt il traffico cittadino. In parallelo, i militanti dei centri sociali tpo e Sadir, intorno alle 11, si sono ritrovati tra via Castiglione e via Orfeo: avevano sacchi della spazzatura con scritto “laurea”.

(liberoquotidiano.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Fatuzzo: “Fuori luogo il compenso da 300mila euro al giorno per il Molleggiato. Questa vicenda dimostra che bisogna abolire il canone Rai.”

“In un momento in cui gli italiani vivono una situazione di estrema difficoltà, soprattutto pensionati e lavoratori, appare quantomeno fuori luogo lo stratosferico compenso che sarebbe previsto per la partecipazione di Celentano al festival di Sanremo, trecentomila euro al giorno con un tetto massimo di settecentocinquantamila euro (leggi l’articolo), quello che tanti pensionati non riceverebbero in tre vite. E’ veramente assurdo”. Lo dichiara in una nota Carlo Fatuzzo, segretario nazionale del Partito Pensionati, commentando la notizia dell’accordo economico, che sarebbe in via di perfezionamento, tra la Rai e Celentano.
“Non è in discussione la bravura professionale di Adriano Celentano che, indubbiamente, è un grande artista, ma l’inopportunità di un compenso così elevato che suona come uno schiaffo alla miseria. Questa vicenda dimostra che il canone Rai, imposto agli italiani dovrebbe essere cancellato, proprio per rendere la Rai più parsimoniosa”.

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Scalfaro e una carriera politica dai molti volti: “Io non ci sto”, il ribaltone, la simpatia per la sinistra e l’avversione al Cavaliere.

Oscar Luigi Scalfaro, luci e ombre. il segretario della Destra Francesco Storace lo ha definito, anche dopo la morte, “il peggiore presidente della storia dell’Italia”. Forse esagera, puntando il dito sul ribaltone del 1994 avallato da Scalfaro con cui il potere passò dal premier Berlusconi al “tecnico” Lamberto Dini, senza far tornare la parola agli elettori dopo l’uscita della Lega Nord dalla maggioranza. Un momento cruciale nella storia italiana e in quella politica del presidente, non l’unica però al centro di polemiche.

Tangentopoli – Dopo una vita da democristiano convinto e durissimo, Scalfaro si trovò eletto prima presidente della Camera e, dopo un mese, presidente della Repubblica per, parola di Indro Montanelli, “disgrazia ricevuta”. Momento peggiore, in effetti, non poteva esserci: le stragi di mafia, il debito pubblico alle stelle e soprattutto una classe politica, quella della Prima repubblica, già scricchiolante. Era maggio, e i mesi successivi sarebbero stati una strage politica: ministri e segretari inquisiti, funzionari di partito in carcere, suicidi. Era il ciclone Tangentopoli e Scalfaro lo cavalcò convinto: da ex magistrato, appoggiò la “pulizia” del pool milanese di Borrelli e Di Pietro. Si mise, insomma, contro i suoi ex compagni di governo e di partito.

Lo scandalo SISDE – La sera del 3 novembre 1993, il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro interrompe la diretta della partita di Coppa Uefa tra Napoli e Trabzonspor con un discorso a reti unificate. Passerà alla storia come quello del “Io non ci sto”, una durissima reazione alle inchieste sullo “scandalo SISDE” e a fondi neri al tempo del suo incarico al Ministero degli Interni. L’ex direttore dei Servizi Riccardo Malpica lo aveva accusato di aver intascato 100 milioni di lire ogni mese dal Sisde. Era, secondo Scalfaro, “un gioco al massacro”, una rappresaglia dei politici della Prima repubblica nei suoi confronti, colpevole di aver sposato la causa di Mani Pulite. Nel 1994 i funzionari coinvolti furono poi condannati, scagionando di fatto Scalfaro.

Scalfaro e la sinistra – Nel 1994 la Lega rompe con Berlusconi, decretando la fine del primo governo del Cavaliere. Scalfaro, invece di sciogliere le camere e ridare la parola agli elettori, verifica l’esistenza di una nuova maggioranza e chiama a Palazzo Chigi Lamberto Dini, con l’appoggio dell’allora Pds. Una scelta criticatissima a destra, che decreterà la rottura definitiva con Forza Italia e Berlusconi. L’asse tra Scalfaro e gli esponenti dell’ex Pci si rafforzerà nell’ultima parte di mandato, dopo la caduta di Romano Prodi nel 1998, quando ripetè l’operazione del 1994: niente scioglimento delle Camere, ma potere passato nelle mani di Massimo D’Alema.

Dopo il Quirinale – Che i rapporti con il centrosinistra fossero più che buoni, lo conferma l’attività di Scalfaro dopo la fine del suo mandato, nel 1999. L’ex democristiano diventa il nume tutelare dei Ds e, infine, del Partito Democratico. Lo stesso segretario Pier Luigi Bersani lo ha ricordato commosso, definendolo simbolo “di equilibrio”: “Non abbandoneremo mai le sue battaglie”, ha sottolineato Bersani.

Trattativa Stato Mafia – Che ruolo ebbe Scalfaro nell’ammorbidimento del 41 bis? Leggi l’articolo.

Il triplo stipendio – L’ultima ombra su Scalfaro deriva dal suo vitalizio d’oro da senatore a vita: 15mila euro al mese, anche se le presenze a Palazzo Madama del presidente si contavano sulle dita di una mano. E a quei 15mila euro mensili si dovevano aggiungere quelli da ex parlamentare e i 4.766 euro maturati per aver superato i 30 mesi da magistrato, carica ricoperta tra 1943 e 1946 e in virtù della quale condannò a morte due fascisti dopo la Liberazione.

(liberoquotidiano.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

Read Full Post »

Il Molleggiato avrà piena libertà. E 300mila euro a puntata. Solo la sua prima apparizione non sarà interrotta da spot.

Dunque, vediamo se abbiamo capito: Adriano Celentano va a Sanremo. Trecentomila euro a puntata. Trecentomila euro perché si stima che la sua presenza faccia fare alla Rai una barca di soldi di pubblicità.

Però Adriano ha preteso che durante la sua presenza sul palco dell’Ariston non ci debbano essere spot pubblicitari. Giusto? Sì, giusto. Beh, effettivamente è tutto logico. Non ci sono anomalie, no. Nulla di strano. L’ipocrisia e la doppia morale le vediamo solo noi che siamo in mala fede. Certo.

Trecentomila euro a puntata per un massimo di 750mila, se dovesse apparire a Sanremo per tre giorni. Settantacinque minuti in tutto, cioè diecimila euro al minuto. Il mercato è il mercato, non cambia. E il mercato che oggi porta Celentano a essere quotato una cifra folle è lo stesso che Celentano distrugge ogni volta che parla. Sono 45 anni che ci racconta la deriva sociale scatenata dalla modernità e dal denaro: da via Gluck a RockPolitik ci ha raccontato la nostalgia della frugalità di una volta.

Quel mondo dove il cemento non aveva ancora divorato il verde, dove la tv era elegante e sobria, dove il calcio aveva protagonisti normali. Il tempo di Rivera e non quello di Ibrahimovic, per capirci. Perché Ibra è per estensione tutto quello che fa schifo al Molleggiato: è la degenerazione umana, la testimonianza vivente della mercificazione della nostra civiltà. Ecco, Zlatan guadagna 11 milioni di euro. Un’enormità. In proporzione, però, è molto meno di quanto percepirà Celentano per le sue apparizioni a Sanremo. Solo calcolando le partite che gioca (senza allenamenti) Ibra al minuto guadagna tremila euro. Il paragone è il segno dell’ipocrisia.

Perché i trecentomila euro di Celentano esistono perché il mondo è quello che è ora. Catrame e cemento veri. Catrame e cemento metaforici. Ha scritto così neanche un anno fa, Adriano: «I grandi devastatori di ciò che era la nostra bella Italia. Basta dare un’occhiata alle orripilanti ferite mortali che i genitori di Frankenstein ( sindaco Moratti e Formigoni) hanno inferto alla città di Milano.

La stanno dissanguando con la scusa di fare più case per la gente, ma in verità sono eleganti loculi tombali dove i milanesi, ormai indifferenti a tutto, moriranno di cancro». Questo è, Celentano lo sa: il cemento che detesta è spesso l’olio che unge i meccanismi che permettono ad Adriano di strappare un contratto così. Ma il mondo cambia a seconda di chi ci guadagna, evidentemente.

(ILGIORNALE.IT)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

 

Read Full Post »

Older Posts »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 33 follower